In occasione dei suoi 80 anni di attività la rivista di architettura arte e design “Domus” organizza due weekend di visite guidate gratuite a otto opere del grande maestro Giò Ponti.
Ogni partecipante può comporre a proprio piacimento l’itinerario. Nei week-end del 16-17 e del 23-24 febbraio dalle 10 alle 16 laureandi in architettura accolgono i visitatori sul posto e spiegano le singole opere, anche in relazione a edifici di pregio artistico presenti nelle vicinanze.
Bus navetta Atm gratuiti collegano fra di loro, con una frequenza di 20 minuti circa, i luoghi delle visite guidate.
Quando la rivista nacque, nel 1928, su iniziativa di un certo architetto Giovanni Ponti, il target era anche quello delle signore borghesi, cui, per 10 lire, si offrivano consigli di giardinaggio, cucina, arte del ricevere.
Per festeggiare gli ottant’anni ininterrotti e celebrare il geniale fondatore, il nuovo direttore Flavio Albanese vara un numero monografico tutto dedicato a Gio Ponti con il contributo di 12 artisti visuali (da Tobias Rehberger a Martin Parr) chiamati a interpretare i suoi progetti più significativi. Ma non solo: siccome l’architettura è un’espressione artistica che si cala nella vita della città , «Domus» invita i milanesi a scoprire (o riscoprire) i più importanti edifici pontiani con un itinerario guidato.
Forse non tutti sanno che, da nord a sud, dal centro alla periferia, la nostra città è disseminata di palazzi firmati Gio Ponti: sono oltre 60, ma il tour si concentra su otto. La casa di via Domenichino 1-3 è una delle primissime progettate dall’architetto milanese, che qui realizza una fusione armonica di edificio multipiano e villa all’italiana. Gli habitué dell’happy hour conosceranno la Torre Littoria (poi Branca) del Parco Sempione, costruita nel 1933 in occasione della V Triennale e oggi sede di un leopardato locale. Sempre al ’33 risale la casa torre Rasini al 61 di corso Venezia, ultimo progetto condiviso con Emilio Lancia. Poi ci sono il Palazzo ex Montecatini di via Moscova; la Clinica Columbus (nella villa liberty di Giuseppe Sommaruga abitata dalle Missionarie del Sacro Cuore) e la Chiesa del Fopponino in via Giovio. Il Palazzo Montedoria, all’angolo tra via Doria e via Pergolesi, testimonia il linguaggio architettonico dell’ultimo Ponti — è del 1971 —, con superfici ceramiche che a seconda dell’incidenza dei raggi del sole riverberano effetti cromatici diversi. Non poteva infine mancare il Grattacielo Pirelli, oggi sede della Regione Lombardia, che nella sua pressoché intera estensione geografica si può ammirare dalle vetrate del trentunesimo piano, eccezionalmente accessibile in quest’occasione. Come il suo coetaneo e compagno di Politecnico Carlo Emilio Gadda, Gio Ponti è stato un grande milanese e un grande innovatore: forse l’ultimo architetto a mettere in pratica una visione verticale della città .