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	<title>Commenti a: Architettura, arte e design: le sfide di Miami</title>
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	<description>Architettura Ricerca Conoscenza</description>
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		<title>Di: vilma torselli</title>
		<link>http://www.arcblog.com/21/architettura-arte-e-design-le-tre-sfide-di-miami/comment-page-1/#comment-32</link>
		<dc:creator>vilma torselli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2006 19:26:24 +0000</pubDate>
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		<description>Parlare di Art DÃ¨co in America vuol dire, ancora una volta, parlare di un fenomeno culturale di importazione europea che trova nel nuovo continente immediato favore ed efficienti canali di diffusione.

E&#039; un successo di popolaritÃ  che si verifica anche in Europa, dove il Liberty, o stile floreale, o Art Nouveau, o Jugenstil, o Sezession comunque lo si definisca a seconda della nazione in cui si sviluppa, attraversa indenne le istanze funzionaliste, percorre trasversalmente tutte le arti visive e addirittura genera ex-novo forme d&#039;arte minori, attente alle tematiche della modernitÃ  e della contemporaneitÃ : sono la grafica, l&#039;arredo, il disegno dell&#039;oggettistica ed del prodotto di serie, che determineranno la nascita del moderno concetto di design industriale (proprio dal negozio di oggetti di design a Londra, &quot;Liberty &amp; Co&quot;, questo stile deriva il suo nome). 

Per trovare un significativo precedente dobbiamo rifarci alla figura dell&#039;intellettuale inglese William Morris, preoccupato dal livellamento del gusto estetico indotto dall&#039;industrializzazione, sostenitore della coralitÃ  del prodotto artistico, anche architettonico, frutto di lavoro socialistico e collettivo, ed ai movimenti ottocenteschi inglesi Arts and Crafts, che vogliono sostituire ad un concetto di storia come continuitÃ  interrotta dall&#039;azione di geni ed eroi solitari che ne sconvolgono il corso, il concetto di fenomeno che si sviluppa per l&#039;opera di forze collettive, anonime, indifferenziate e coordinate.

E&#039; la rivalutazione del lavoro artigianale, della figura dell&#039;operaio-esecutore, dell&#039;umile lavoratore, artefice e non artista, lo stesso che siglava il capitello della cattedrale gotica o firmava il basamento di una colonna romanica (forse giÃ  in passato ti ho detto di come la cattedrale gotica sia un esempio perfetto di lavoro corale, e infatti Morris deriva le sue teorie dal medioevo, dal romanico e dal gotico). 

Era quindi necessario ripristinare un legame con la tradizione dell&#039;artigianato e delle arti decorative, per giungere poi ad una soddisfacente mediazione tra artigianato e nascente industrializzazione attraverso un nuovo stile, il Liberty, appunto.

In funzione di un equivoco evoluzionistico dei cicli artistici, il Liberty Ã¨ visto spesso, preconcettualmente, in funzione della sua relazione con il periodo razionalista che lo seguirÃ , quasi una fase di preparazione alla nascita della nuova, vera architettura moderna, atteggiamento tanto diffuso quanto antistorico, perchÃ© nella storia non vi sono infanzia e vecchiaia, ma continua evoluzione culturale.

In veritÃ  la sofisticata creativitÃ  liberty rappresenta una rivoluzione estetica che va ben al di lÃ  del suo carattere decorativistico e formale ed Ã¨ sintomo di profonde trasformazioni sociali che l&#039;Espressionismo porterÃ  alla luce in modo drammatico, segnando traumaticamente uno dei passaggi piÃ¹ conflittuali della storia non solo dell&#039;arte.

Se in Italia il Liberty privilegia una raffinata ricerca estetica in un clima borghese sonnolento e immobilista, al contrario in Austria la Secessione viennese Ã¨ un movimento artistico-culturale vitale, vasto e potente, all&#039;interno di una societÃ  colta e decadente che da lÃ¬ a poco crollerÃ  nel baratro della dissoluzione dell&#039;impero austro-ungarico, in Francia ed in Belgio l&#039;Art Nouveau sviluppa un complesso linguaggio formale che esaspera drammaticamente elementi di ispirazione naturalistica nei progetti di Victor Horta, Henry Van de Velde, Charles Mackintosh, in Spagna, dove si parla di Modernismo, GaudÃ¬ crea le sue straordinarie architetture impregnate di Espressionismo.

L&#039;Art DÃ¨co in America deve fare i conti con due importanti filoni culturali, un pionierismo tendente allo sperimentalismo e un pragmatismo utilitaristico incurante di inutili formalismi (&quot;form follows function&quot;), che ritroveremo nell&#039;architettura organica di Frank Lloyd Wrigt, la vera risposta americana al Liberty europeo.

Sono queste, seppure brutalmente sintetizzate, le importanti premesse di cui devi tenere conto nel valutare il fenomeno della diffusione del Liberty non solo in America.

Abbiamo in altra occasione osservato come, dai primi anni del novecento in poi, le Esposizioni Internazionali fossero una straordinaria vetrina ed un insostituibile punto di incontro per la cultura del tempo, come dimostra la partecipazione di Alvar Aalto, Eero Saarinen, Le Corbusier e tanti altri artisti, e proprio in una simile circostanza, alla grande Exposition Internationale des Arts DÃ¨coratifs et Industriels, a Parigi, nel 1925, gli architetti e i designers americani si incontrano con il Liberty europeo, ribattezzato piÃ¹ genericamente Art DÃ¨co.

All&#039;epoca l&#039;America si definisce giÃ  come sede di una cultura tecnicistica e industrializzata che sa usare materiali nuovi come l&#039;acciaio (giÃ  sperimentato nella ricostruzione di Chicago dopo l&#039;incendio del 1871) ed il vetro, di cui conosce le tecniche di fabbricazione per trarne prestazioni impensabili: cosÃ¬ il DÃ¨co europeo diventa DÃ¨co americano, ripulisce le linee, che diventano piÃ¹ essenziali e geometriche, le adatta ai nuovi materiali, ai nuovi processi produttivi e le rivisita alla luce della originaria cultura meso-americana.

Sono in stile Art DÃ¨co molti edifici statunitensi, a Chicago, a New York (il celebre Chrysler Building, inaugurato nel 1930), a Denver, a Phoenix, a Seattle, a Los Angeles e a Miami Beach. Eccomi arrivata alla tua domanda: in che modo e perchÃ© l&#039;Art DÃ¨co europea ha trovato le sue corrispondenze a Miami Beach?

In parte ho giÃ  esposto i motivi di carattere generale, resta da capire perchÃ© Miami sia la cittÃ  a piÃ¹ alta concentrazione di edifici Art DÃ¨co, con esiti del tutto eccezionali sul piano urbanistico, architettonico, ambientale.

l&#039;Art Deco District di Miami, costruito alla fine degli anni &#039;30, ha la caratteristica di essere stato concepito come un progetto di pianificazione molto omogeneo, sia perchÃ© realizzato nel suo complesso in termini di tempo relativamente brevi, sia perchÃ© scaturito dall&#039;opera di pochi architetti stilisticamente affini e in gran parte dall&#039;opera di un solo architetto, Morris Lapidus, a cui si devono gli edifici piÃ¹ significativi, in genere sontuosi hotels come l&#039;Eden Roc.

Io credo che l&#039;attivitÃ  di questo discusso architetto, che periodicamente si Ã¨ cercato invano di riabilitare, si adegui perfettamente al motto che egli stesso ha usato per definirsi: &quot;troppo non Ã¨ abbastanza&quot;.

La sua interpretazione dell&#039;Art DÃ¨co Ã¨ scenografica, espressa in elementi fantastici, aperture casuali, pareti curvate e colonne sagomate, illuminazioni teatrali e artificioso decorativismo. E&#039; normale che ogni manifestazione culturale di importazione venga innestata sulle preesistenze autoctone per giungere ad una sintesi e ad una elaborazione originali, perÃ² direi che, in questo caso, la matrice originaria Ã¨ stata abbondantemente travisata in una rivisitazione certo personale, in parte kitsch, per certi versi folkloristica, fantasiosamente ibrida, seppure piacevolmente fiabesca e vagamente surreale, come tu osservi quando mi dici :&quot;devo ammettere di essermi trovato d&#039;un tratto circondato dalle tonalitÃ  e dalle tavolozze di sfumature pastello, su architetture ovattate nella bambagia, una specie di zucchero filato urbano&quot;.

Gli architetti di Miami colgono quella che Wright chiama &quot;l&#039;occasione moderna dell&#039;America&quot; nella imitazione superficiale degli stilemi di una cultura estranea, senza capirne le motivazioni profonde e apparentemente senza capire appieno neppure le istanze tecnicistiche e funzionalistiche della loro stessa cultura.

L&#039;obiettivo certamente raggiunto Ã¨ stato quello di trasformare &quot;la spiaggia da un posto per nuotare ad un posto da vedere&quot;, con una attenzione squisitamente professionale alla destinazione d&#039;uso di una cittÃ  particolare, aperta, ospitale, che privilegia le strutture ricettive e commerciali.

Va rilevata un&#039;attenzione specifica alla paesaggistica, al rapporto architettura-ambiente, che Ã¨ stato valutato con particolare sensibilitÃ  e con risultati di felice integrazione anche cromatica (i colori pastello che ti hanno colpito particolarmente).

&quot;I critici odiavano il mio lavoro, ma la gente lo amava,&quot; dice Lapidus.

E Miami Ã¨ una splendida cittÃ  per la gente, architetti esclusi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di Art DÃ¨co in America vuol dire, ancora una volta, parlare di un fenomeno culturale di importazione europea che trova nel nuovo continente immediato favore ed efficienti canali di diffusione.</p>
<p>E&#8217; un successo di popolaritÃ  che si verifica anche in Europa, dove il Liberty, o stile floreale, o Art Nouveau, o Jugenstil, o Sezession comunque lo si definisca a seconda della nazione in cui si sviluppa, attraversa indenne le istanze funzionaliste, percorre trasversalmente tutte le arti visive e addirittura genera ex-novo forme d&#8217;arte minori, attente alle tematiche della modernitÃ  e della contemporaneitÃ : sono la grafica, l&#8217;arredo, il disegno dell&#8217;oggettistica ed del prodotto di serie, che determineranno la nascita del moderno concetto di design industriale (proprio dal negozio di oggetti di design a Londra, &#8220;Liberty &amp; Co&#8221;, questo stile deriva il suo nome). </p>
<p>Per trovare un significativo precedente dobbiamo rifarci alla figura dell&#8217;intellettuale inglese William Morris, preoccupato dal livellamento del gusto estetico indotto dall&#8217;industrializzazione, sostenitore della coralitÃ  del prodotto artistico, anche architettonico, frutto di lavoro socialistico e collettivo, ed ai movimenti ottocenteschi inglesi Arts and Crafts, che vogliono sostituire ad un concetto di storia come continuitÃ  interrotta dall&#8217;azione di geni ed eroi solitari che ne sconvolgono il corso, il concetto di fenomeno che si sviluppa per l&#8217;opera di forze collettive, anonime, indifferenziate e coordinate.</p>
<p>E&#8217; la rivalutazione del lavoro artigianale, della figura dell&#8217;operaio-esecutore, dell&#8217;umile lavoratore, artefice e non artista, lo stesso che siglava il capitello della cattedrale gotica o firmava il basamento di una colonna romanica (forse giÃ  in passato ti ho detto di come la cattedrale gotica sia un esempio perfetto di lavoro corale, e infatti Morris deriva le sue teorie dal medioevo, dal romanico e dal gotico). </p>
<p>Era quindi necessario ripristinare un legame con la tradizione dell&#8217;artigianato e delle arti decorative, per giungere poi ad una soddisfacente mediazione tra artigianato e nascente industrializzazione attraverso un nuovo stile, il Liberty, appunto.</p>
<p>In funzione di un equivoco evoluzionistico dei cicli artistici, il Liberty Ã¨ visto spesso, preconcettualmente, in funzione della sua relazione con il periodo razionalista che lo seguirÃ , quasi una fase di preparazione alla nascita della nuova, vera architettura moderna, atteggiamento tanto diffuso quanto antistorico, perchÃ© nella storia non vi sono infanzia e vecchiaia, ma continua evoluzione culturale.</p>
<p>In veritÃ  la sofisticata creativitÃ  liberty rappresenta una rivoluzione estetica che va ben al di lÃ  del suo carattere decorativistico e formale ed Ã¨ sintomo di profonde trasformazioni sociali che l&#8217;Espressionismo porterÃ  alla luce in modo drammatico, segnando traumaticamente uno dei passaggi piÃ¹ conflittuali della storia non solo dell&#8217;arte.</p>
<p>Se in Italia il Liberty privilegia una raffinata ricerca estetica in un clima borghese sonnolento e immobilista, al contrario in Austria la Secessione viennese Ã¨ un movimento artistico-culturale vitale, vasto e potente, all&#8217;interno di una societÃ  colta e decadente che da lÃ¬ a poco crollerÃ  nel baratro della dissoluzione dell&#8217;impero austro-ungarico, in Francia ed in Belgio l&#8217;Art Nouveau sviluppa un complesso linguaggio formale che esaspera drammaticamente elementi di ispirazione naturalistica nei progetti di Victor Horta, Henry Van de Velde, Charles Mackintosh, in Spagna, dove si parla di Modernismo, GaudÃ¬ crea le sue straordinarie architetture impregnate di Espressionismo.</p>
<p>L&#8217;Art DÃ¨co in America deve fare i conti con due importanti filoni culturali, un pionierismo tendente allo sperimentalismo e un pragmatismo utilitaristico incurante di inutili formalismi (&#8220;form follows function&#8221;), che ritroveremo nell&#8217;architettura organica di Frank Lloyd Wrigt, la vera risposta americana al Liberty europeo.</p>
<p>Sono queste, seppure brutalmente sintetizzate, le importanti premesse di cui devi tenere conto nel valutare il fenomeno della diffusione del Liberty non solo in America.</p>
<p>Abbiamo in altra occasione osservato come, dai primi anni del novecento in poi, le Esposizioni Internazionali fossero una straordinaria vetrina ed un insostituibile punto di incontro per la cultura del tempo, come dimostra la partecipazione di Alvar Aalto, Eero Saarinen, Le Corbusier e tanti altri artisti, e proprio in una simile circostanza, alla grande Exposition Internationale des Arts DÃ¨coratifs et Industriels, a Parigi, nel 1925, gli architetti e i designers americani si incontrano con il Liberty europeo, ribattezzato piÃ¹ genericamente Art DÃ¨co.</p>
<p>All&#8217;epoca l&#8217;America si definisce giÃ  come sede di una cultura tecnicistica e industrializzata che sa usare materiali nuovi come l&#8217;acciaio (giÃ  sperimentato nella ricostruzione di Chicago dopo l&#8217;incendio del 1871) ed il vetro, di cui conosce le tecniche di fabbricazione per trarne prestazioni impensabili: cosÃ¬ il DÃ¨co europeo diventa DÃ¨co americano, ripulisce le linee, che diventano piÃ¹ essenziali e geometriche, le adatta ai nuovi materiali, ai nuovi processi produttivi e le rivisita alla luce della originaria cultura meso-americana.</p>
<p>Sono in stile Art DÃ¨co molti edifici statunitensi, a Chicago, a New York (il celebre Chrysler Building, inaugurato nel 1930), a Denver, a Phoenix, a Seattle, a Los Angeles e a Miami Beach. Eccomi arrivata alla tua domanda: in che modo e perchÃ© l&#8217;Art DÃ¨co europea ha trovato le sue corrispondenze a Miami Beach?</p>
<p>In parte ho giÃ  esposto i motivi di carattere generale, resta da capire perchÃ© Miami sia la cittÃ  a piÃ¹ alta concentrazione di edifici Art DÃ¨co, con esiti del tutto eccezionali sul piano urbanistico, architettonico, ambientale.</p>
<p>l&#8217;Art Deco District di Miami, costruito alla fine degli anni &#8216;30, ha la caratteristica di essere stato concepito come un progetto di pianificazione molto omogeneo, sia perchÃ© realizzato nel suo complesso in termini di tempo relativamente brevi, sia perchÃ© scaturito dall&#8217;opera di pochi architetti stilisticamente affini e in gran parte dall&#8217;opera di un solo architetto, Morris Lapidus, a cui si devono gli edifici piÃ¹ significativi, in genere sontuosi hotels come l&#8217;Eden Roc.</p>
<p>Io credo che l&#8217;attivitÃ  di questo discusso architetto, che periodicamente si Ã¨ cercato invano di riabilitare, si adegui perfettamente al motto che egli stesso ha usato per definirsi: &#8220;troppo non Ã¨ abbastanza&#8221;.</p>
<p>La sua interpretazione dell&#8217;Art DÃ¨co Ã¨ scenografica, espressa in elementi fantastici, aperture casuali, pareti curvate e colonne sagomate, illuminazioni teatrali e artificioso decorativismo. E&#8217; normale che ogni manifestazione culturale di importazione venga innestata sulle preesistenze autoctone per giungere ad una sintesi e ad una elaborazione originali, perÃ² direi che, in questo caso, la matrice originaria Ã¨ stata abbondantemente travisata in una rivisitazione certo personale, in parte kitsch, per certi versi folkloristica, fantasiosamente ibrida, seppure piacevolmente fiabesca e vagamente surreale, come tu osservi quando mi dici :&#8221;devo ammettere di essermi trovato d&#8217;un tratto circondato dalle tonalitÃ  e dalle tavolozze di sfumature pastello, su architetture ovattate nella bambagia, una specie di zucchero filato urbano&#8221;.</p>
<p>Gli architetti di Miami colgono quella che Wright chiama &#8220;l&#8217;occasione moderna dell&#8217;America&#8221; nella imitazione superficiale degli stilemi di una cultura estranea, senza capirne le motivazioni profonde e apparentemente senza capire appieno neppure le istanze tecnicistiche e funzionalistiche della loro stessa cultura.</p>
<p>L&#8217;obiettivo certamente raggiunto Ã¨ stato quello di trasformare &#8220;la spiaggia da un posto per nuotare ad un posto da vedere&#8221;, con una attenzione squisitamente professionale alla destinazione d&#8217;uso di una cittÃ  particolare, aperta, ospitale, che privilegia le strutture ricettive e commerciali.</p>
<p>Va rilevata un&#8217;attenzione specifica alla paesaggistica, al rapporto architettura-ambiente, che Ã¨ stato valutato con particolare sensibilitÃ  e con risultati di felice integrazione anche cromatica (i colori pastello che ti hanno colpito particolarmente).</p>
<p>&#8220;I critici odiavano il mio lavoro, ma la gente lo amava,&#8221; dice Lapidus.</p>
<p>E Miami Ã¨ una splendida cittÃ  per la gente, architetti esclusi.</p>
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