07 set, 2006
La costruzione bioecologica: il legno
Posted by: In: Architettura|Bio-Eco|Edilizia|Tecnologia
Il legno è, insieme all’argilla, il materiale base per la costruzione bioecologica.
E’ infatti in assoluto in edilizia la materia prima più rinnovabile oggi disponibile anche se soprattutto in Italia, il suo uso si è fortemente ridotto negli ultimi decenni a seguito di interventi di impoverimento del patrimonio forestale nazionale molto precedenti a quelli, tanto condannati, in corso nel terzo mondo.
Ha caratteristiche fisico tecniche che ne fanno un materiale perfettamente idoneo a creare luoghi di abitazione vitali ed equilibrati. Ha ottima resistenza meccanica, forte potere termocoibente, grande igroscopicità e quindi capacità di regolare l’umidità relativa degli ambienti, elevata temperatura superficiale.
Non è un caso che il legno, anche se spesso usato in modo poco corretto, sia il principale materiale da costruzione nei paesi più avanzati del mondo come gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone e tutto il centro e nord Europa.
Per tornare ad essere un materiale primario anche in Italia, sarebbe ovviamente necessaria una seria politica di forestazione produttiva in un territorio come il nostro per altro fisicamente ideale per questo orientamento produttivo.
Ciò non toglie che, soprattutto nel nord Italia, vista la relativa vicinanza a paesi produttori ed esportatori di legname come l’Austria, il legno possa tornare ad essere usato in maniera sostanziale e non solo in. maniera formale e nostalgica.
Sono in questo caso necessari chiarimenti essenziali sul suo approvvigionamento e sul suo uso. Il legno da usare in un’ottica di rispetto dei criteri della sostenibilità ambientale deve essere preferibilmente di produzione locale, scelto favorendo le specie a rapido accrescimento come il pino, l’abete, il pioppo, l’ontano, la robinia, ecc. deve provenire da taglio selettivo e quindi da forestazione produttiva o da attività di riciclaggio.
Vanno quindi evitati innanzitutto i legnami esotici che in genere provengono da deforestazione ma che nella migliore delle ipotesi hanno richiesto per il trasporto per mare sprechi energetici inaccettabili e trattamenti con antiparassitari fortemente tossici in fase di lavorazione e di uso. Per l’incidenza dei trasporti e per il rischio dei trattamenti antiparassitari sono poco consigliabili in genere i legnami di produzione extraeuropea.
Le migliori prestazioni di questo materiale si ottengono rispettando i tempi di taglio (luna piena), di stagionatura secondo criteri naturali e di controllo della sua umidità che per evitare le deformazioni e lo sviluppo di funghi deve essere inferiore ai 15/18%.
Va ovviamente molto esplicitamente chiarito che il legno perde le sue principali caratteristiche e può addirittura trasformarsi in un materiale pericoloso per l’ambiente e per la salute umana se viene trattato con prodotti derivati dalla sintesi petrolchimica come impregnanti per l’uso all’esterno, collanti e vernici protettive ricchi di formaldeide, solventi e alti prodotti di provata tossicità . Questi prodotti, oltre a determinare un pericolo in fase di produzione e di applicazione per gli addetti, tendono a rilasciare composti volatili nei primi mesi dopo la posa ma soprattutto modificano le prestazioni proprie del legno come nel caso delle vernici poliuretaniche per i pavimenti che inevitabilmente annullano le doti di igroscopicità del legno stesso.
Se necessario, i trattamenti per la protezione e la cura del legno possono essere realizzati con prodotti di derivazione vegetale o animale come l’olio di lino, le resine di conifera, le essenze di agrumi, la cera d’api e molti altri.
I semilavorati (i compensati, listellari, multistrati ecc) richiedono sempre l’uso di collanti più o meno dipendenti dall’industria petrolchimica ed in particolare dalla formaldeide prodotto di riconosciuta pericolosità onnipresente nei lavori di protezione ed incollaggio del legno. L’uso di questi prodotti non è normato in Italia , ma esiste una classificazione tedesca che consente di riconoscere con la sigla “E1″ quei semilavorati in cui il contenuto di formaldeide è stato ridotto ai minimi termini.
Prof. Arch. Stefano Lungo per Arcblog.com