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08 set, 2006

De Architettura ed ecosostenibilità

Posted by: In: Architettura|Bio-Eco|Edilizia|Opinioni

ecoRiconosciuta la validità dell’idea di puntare su di un’architettura sostenibile resta la preoccupazione che l’introduzione della bioedilizia nei provvedimenti comunali sia solo rituale e dai frutti episodici. quando invece, proprio per definizione, non esiste edilizia diversa da quella sostenibile.

Occorre, dunque, riflettere con ponderazione circa gli incentivi per l’installazione, ad esempio di pannelli solari … e/o le modalità circa gli incentivi all’interno dei provvedimenti comunali sull’edilizia.

Ritengo, invero, che il provvedimento adottato da molte Amministrazioni sostenga temi od il mercato di oggetti che già di per se producono risparmio e, quindi, naturalmente adottati dagli stessi cittadini.

Allo stesso tempo, si propone il problema di agevolare solo un ristretto numero di persone, che a fronte degli investimenti fatti, potranno poi anche risparmiare.

Inoltre, è innegabile la netta sperequazione che vede agevolate solo le opere soggette a titolo oneroso, a sfavore di tutti gli altri interventi, comunemente eseguiti, quale l’opera di manutenzione, che rappresentano la maggioranza degli interventi edilizi eseguiti nel territorio ed il cui impatto sulla qualità della vita urbana può essere altrettanto impattante, quanto un intervento di nuova edificazione.

Non sarebbe, dunque, meglio dare incentivi solo a risparmio conseguito od investire massicciamente nell’informazione corretta e puntuale.

Per contro, l’Amministrazione potrebbe incentivare, all’interno delle imprese, politiche di cooperazione energetica.

Infatti, risparmiare energia è il primo anello di un’architettura sostenibile, mentre optare per tecnologie utilizzanti fonti di energia rinnovabile è l’ultimo.

L’abbassamento del fabbisogno energetico per il riscaldamento sembra essere una risposta al dibattito sul crescente inquinamento atmosferico ed appare come la misura più efficace e più rapida per concorrere alla risoluzione di grossi problemi, quali la progressiva scomparsa delle foreste ed il cambiamento climatico.

L’esperienze positive dei paesi del nord Europa dimostrano chiaramente che una coibentazione, ben progettata e realizzata correttamente, è la via più pratica ed, al tempo stesso, più economica per la salvaguardia del nostro ambiente dai gas di scarico dei sistemi di riscaldamento a combustione.

Se è, dunque, chiaro che la scelta dei materiali isolanti e da costruzione appare di fondamentale importanza, in quanto influisce sull’ambiente e sulla salute degli abitanti, è altresì vero che anche i materiali comunemente usati oggi nella bioarchitettura richiedono grandi consumi d’energia ed contribuiscono all’esaurimento delle risorse naturali.

Il consumo di energia primaria nella produzione è decisamente significativo nella valutazione ecologica dei materiali edili.

In effetti, se la fabbricazione e lavorazione di una certa quantità di coibentante consuma alla fine più energia di quanta ne venga risparmiata sulla spesa di riscaldamento, questo sarebbe un cattivo impiego delle nostre sempre più esigue riserve energetiche future.

Per contro, i materiali tradizionali quali argilla, calce, pietra, fibre vegetali, sono facilmente riciclabili, presenti sul territorio eproducono poco o nessun inquinamento. Inoltre, una volta terminata la loro funzione edile, vengono riassorbiti nei cicli naturali dell’ambiente.

L’utilizzo di materiali naturali e di soluzioni tecniche volte ad una maggior qualità edilizia garantiscono basse spese di gestione e manutenzione, oltre che benefici in termini di salute, non hanno costi aggiunti né sono elementi di sperequazione.

Ciò che si deve sviluppare, dunque, è una nuova etica del costruire che riconosca il fondamentale rapporto tra l’ambiente costruito e l’ambiente naturale.

Al raggiungimento di questo obiettivo tutti possono e devono partecipare; sia i committenti, sia i progettisti sono in grado di cambiare il mercato attraverso scelte che rispettino i principi della vita.

Riconosciuto che l’applicazione dei criteri di bioedilizia incontra ancora diverse difficoltà, dal momento che i committenti per primi non sono abituati a pensare alle conseguenze ambientali delle proprie azioni, tuttavia, si assiste ad un cambiamento nei comportamenti che nasce dalla paura per la propria salute.

L’Amministrazione ha dunque il dovere di sostenere una maggiore sensibilità verso i problemi della sostenibilità.

I metodi

Più che a sgravi fiscali è necessario prevedere azioni mirate alla conoscenza, allo studio, alla diffusione ed all’applicazione del concetto primario di Sviluppo sostenibile, mediante interventi, diretti e/o indotti a partire dalle scuole, mirati alla valorizzazione delle risorse ambientali, e più specificatamente a normazione tecnica, formazione, informazione, qualificazione, sviluppo, utilizzo, del prodotto bioedile e della bioedilizia.

La pianificazione, la progettazione, la realizzazione, la commercializzazione e l’utilizzo di prodotti (materiali, tecnologie, manufatti, insediamenti, prestazioni, servizi) sani od a minimo impatto globale, devono divenire la consuetudine ed il principio di rispetto per la dignità di ogni essere umano.

Prodotti sani, non marchiati Bioarchitettura ® !

Tale principio è, infatti, l’elemento prioritario ed indispensabile per lo sviluppo sostenibile.
Pongo, quindi, una riflessione sulla possibilità di diffondere e incentivare i criteri di sostenibilità ambientale e di progettazione ecosostenibile nel settore delle costruzioni con il contributo e lo scambio di esperienze tra amministratori pubblici, progettisti, costruttori, enti di formazione nonché soggetti economici privati ed utenti.

Invece che fare cadere agevolazioni a pioggia creando diversità e sperequazioni, senza produrre un reale e certo mutamento nella qualità della vita dei cittadini, è necessario affrontare i diversi aspetti della sostenibilità, dall’esigenza di una maggiore formazione ed informazione, al recupero del “buon costruire” , fino all’approfondimento incentrato sull’intento condiviso di costruire strumenti, per la generalizzazione delle pratiche di architettura sostenibile, intesi non più come momenti episodici, ma in una visione integrata alla scala della città.

In pratica, l’Amministrazione Comunale può si optare per uno scomputo degli oneri di urbanizzazione per gli interventi che utilizzano criteri ecocompatibili e certificazioni ambientali, ma, così facendo, perseguirà il solo fine di abbattere i costi per questo tipo di scelte, senza gettare le basi per una vera rivoluzione di tutela ambientale e di benessere del costruito, ma contribuendo a frenare la crescita dei prodotti bio ed eco, nell’ambito di un mercato competitivo.

Per contro, per rendere concreto l’impegno in direzione dello sviluppo sostenibile, anche nel settore edilizio, l’Amministrazione Comunale può porre in essere un sistema di strumenti operativi finalizzati, quali, ad esempio, l’individuazione di Norme Tecniche di Bioedilizia, per la determinazione oggettiva e razionale di materiali, tecniche, costruttive, tecnologie sani per edilizia, ed il sostegno, in maniera trasparente ed oggettiva, verso i progetti di “progettare, costruire, abitare sano”, così da concorrere alla realizzazione di “edifici migliori”.

Prof. Arch. Stefano Lungo per ARCblog

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