Il Knowledge Management, ovvero la gestione delle conoscenze aziendali, rappresenta la nuova frontiera degli studi di management d’impresa, dopo il Total Quality Management e il Reenginering, e rappresenta lo strumento idoneo a valorizzare la risorsa della conoscenza, nell’ambito dell’organizzazione.
Il Knowledge Managment è, infatti, un nuovo modo di pensare all’organizzazione e alla condivisione delle risorse intellettuali e creative di un’organizzazione.
Esso si riferisce allo sforzo sistematico di trovare, organizzare e rendere disponibile il capitale intellettuale di uno studio o di un’azienda, nonché di alimentare una cultura di apprendimento continuo e condivisione della conoscenza, in modo che le attività organizzative possano costruire sulle conoscenze già acquisite.
Il Knowledge Managment ha come obiettivo quello di pianificare, coordinare, implementare e monitorare le attività predisposte per la gestione esplicita e sistematica delle conoscenze, necessarie alla realizzazione del progetto.
Possiamo dire che il capitale intellettuale di una organizzazione è la somma delle sue informazioni, della sua esperienza, delle sue conoscenze concrete, delle sue relazioni e dei suoi processi.
Un sistema completo di Knowledge Management include non solo processi per acquisire ed archiviare conoscenze ed organizzarle per un facile accesso, ma anche modi, per generare nuova conoscenza attraverso l’apprendimento e per condividere la conoscenza all’interno di tutta l’organizzazione.
Nell’attuale contesto, la conoscenza, di cui le risorse umane sono portatrici, rappresenta la risorsa scarsa di maggior valore.
Per questa ragione, la gestione efficace delle conoscenze, ossia delle risorse intellettuali (intangibles asset o knowledge capital), rappresentate dalle risorse umane, diventa fondamentale, per definire strutture organizzative efficienti ed efficaci.
La conoscenza dei dati da sola, tuttavia, non è sinonimo di dati e di informazioni, nonostante faccia uso di entrambi. I dati sono fatti e numeri semplici ed assoluti che, per se stessi, sono di scarsa utilità .
Il Knowledge Managment è portatore sia di un valore tecnico, sia di un valore più propriamente gestionale, dove la triade dati-informazione-conoscenza diviene un processo di scelta delle risorse e si traduce in tecnologia dell’informazione, ossia in sistemi informativi che permettono di valutare mondi complessi d’informazione, per favorirne l’organizzazione, la diffusione, l’utilizzo, l’accesso e lo sfruttamento.
Perché siano di utilità all’organizzazione, i dati vengono elaborati in informazioni attraverso il loro collegamento ad altri dati e convertiti in un utile contesto per un utilizzo specifico. La conoscenza nasce, quindi, dal tener conto dal collegamento di un’informazione con altre informazioni e dal confronto con le conoscenze già acquisite. Rispetto a dati ed informazioni, la conoscenza implica sempre l’intervento dell’intelletto e si basa sulle informazioni precedenti, sull’esperienza diretta, sull’intuito e sulla comprensione, e quindi sulla ricerca del modo in cui agire in base all’informazione, per conseguire gli obiettivi organizzativi.
La produzione della conoscenza nasce dunque da un incontro bilanciato di fattori tecnologici ed organizzativi e tale rapporto è l’elemento condizionante la trasformazione di una risorsa di conoscenza taciuta in una conoscenza espressa.
In seno al Sistema Qualità , il Knowledge Managment ha il compito fondamentale di creare i meccanismi necessari di conversione della conoscenza taciuta in conoscenza espressa, attraverso un’azione sistematica di concorso e formalizzazione di tutto il patrimonio intellettuale degli attori del progetto.
Prof. Arch. Stefano Lungo per arcblog.com