22 dic, 2005
Città asettiche e invivibili, le colpe della globalizzazione
Posted by: ARCblog In: Architettura|Opinioni

“L’architettura italiana attraversa una situazione drammaticaâ€.
Lo scrivono trentacinque tra i più celebri architetti italiani in un controverso e, forse, un po’ provinciale appello caduto nell’indifferenza generale. Ma è una storia che parte da lontano.
Nel 1981 lo scrittore americano Tom Wolfe diede alle stampe un pamphlet dal titolo “From Bauhaus to our home†tradotto in Italia con il titolo “Maledetti architettiâ€. La polemica di allora, rivolta contro gli asettici “scatoloni di cristallo†che invadevano gli Usa quale sciatta importazione e deprimente mutazione genetica dell’architettura del movimento moderno nato in Europa negli anni Trenta, si riaffaccia – oggi – a parti invertite.
La sindrome della perdita di un modello di ricerca culturale originale, avvertita nell’America del secondo dopoguerra, che aveva consentito la capacità dell’architettura di “organizzare le forze della società moderna, di disciplinarle per fini umani, di esprimerle in una soluzione costruttiva plasticaâ€, come scriveva – già nel 1931 – Lewis Mumford in “The Brown Decadesâ€, a proposito della irripetibile parabola iniziata da Sullivan nell’Ottocento e conclusasi con Frank Lloyd Wright, affligge oggi l’Italia e i suoi 110mila architetti iscritti agli albi professionali.
Via | Opinione.it